NATURA

Un Sussurro di Vento

I nostri vigneti si sviluppano sulle colline che rotolano scoscese in direzione del mare, di cui si intravede la presenza e la luce a est. Il mare non si vede ma le vigne lo sentono. L’origine geologica marina di questi terreni fa della sapidità il tratto distintivo dei vini che produciamo. La perfetta altitudine, 450 metri sul livello del mare, e l’esposizione ottimale dei vigneti completano la descrizione di un terroir altamente vocato per la produzione di vini di qualità, caratterizzati da una grande mineralità e sapidità. Da sempre in azienda pratichiamo un’agricoltura ecosostenibile e oggi siamo un ‘azienda biologica certificata. I vigneti e gli oliveti sorgono sui terreni dove in antichità si trovavano cave saline, da cui il nome della strada “Salmagina”. Del vecchio paesaggio agrario sono rimaste le querce secolari, gli olmi, i gelsi, le strutture abitative e la conformazione ondulata tipica della collina caratteristica di questa parte delle Marche. Oggi è la vigna a colorare i campi, lasciando gli spazi incolti agli storici ritagli della macchia mediterranea, allineata tutta a ovest, protetta dalla tramontana e dalle insidie del brutto tempo. Il paese di Staffolo, su in alto, porta il blasone della vite perfino nel nome, e vive la nuova stagione seguendo il felice percorso, sulle strade di mezzo mondo, del suo ormai celebratissimo Verdicchio.

La pianta deve essere sana perchè si difende da sola. Nei vigneti appena piantati diserbiamo manualmente, per dare respiro alle giovani barbatelle, altrimenti soffocate dalla vigoria delle erbe spontanee.

Nei vecchi impianti diserbiamo meccanicamente, non irrighiamo perché in questo modo si spinge la vite a sprofondare le proprie radici sempre più in basso, dove pesca ogni tipo di minerale, dato anche dalle pietre di tufo che sono in profondità.

Accorciamo le cime, riduciamo il numero delle foglie, per aumentare insolazione e areazione dei grappoli. Insomma coltiviamo rispettando ampiamente le regole dell’agricoltura biologica e non solo. La vite è potata a guyot lasciando al massimo 7 gemme.

Ogni anno ogni vino è diverso. Lasciamo che la natura sia libera di creare ed esprimersi, cercando di limitare al minimo indispensabile l’intervento dell’uomo. Abbiamo sempre creduto e crediamo nell’espressione della territorialità, nella differenza e nell’unicità. Iniziamo a farlo dalla terra, con la potatura invernale, quando scegliamo le gemme che andranno a frutto. Quando togliamo le foglie non utili, oppure a seconda dell’annata quando le lasciamo. Quando, decidiamo quali saranno i grappoli che troveranno la maturazione. Infine arriva l’ultimo lavoro in vigna ed inizia il primo della cantina: la vendemmia, quando chi coglie il frutto, effettua la prima selezione della qualità. Se in cantina giungono solo grappoli sani, il lavoro è già fatto. Le vigne Zaccagnini sono tutte attigue alla cantina e permettono ai grappoli di arrivare rapidamente. Tutta la raccolta viene fatta a mano e in cassette, solo l’uomo sa come rispettarla e coccolarla. Solo gli acini perfetti finiscono nella pressa, dove molto delicatamente pigiamo.

Il nostro pensiero è tradizione ed innovazione, passato e futuro.

UOMINI

“Nella terra di Staffolo gli uomini sono come i vecchi olmi maritati alle viti, a braccetto sui filari delle alberate. Portano il peso di una lunga storia che manda il paese fiero delle sue virtù.”

TEMPO

“…viene il vento recando il suon dell’ora dalla torre del borgo…” Le figure del lunario balzano in sequenza: qui il quotidiano vola ed ha la misura dell’eterno.

COLORI

“Sono le stagioni, nell’incredibile giro dell’anno, a colorare campi e piante. Nel mutevole registro cromatico della Salmàgina, la campagna si cambia d’abito ogni giorno, anzi, ogni ora e forse anche meno dipende dalla sosta, più o meno lunga, di una nuvola sulla geografia della valle.”

TERRA

“Il terreno è orientato a ovest, nella singolare impronta ortogonale rispetto alla linea di costa. L’anomalia instaura un microclima che fa bene alla vite.”

SALE

“Il sale sta per sapienza specie nella storia agricola della Salmàgina. Sono sparite, è vero, le macine del sale sulla fonte che le ricorda, ma la terra ne ha trattenuto l’essenza. Ha imprigionato la sapidità.”

PIETRE

“Chissà perchè le pietre che vengono su dalla terra durante i lavori di scasso e di aratura, sono tutte arrotondate, levigate, oblunghe, di modesta consistenza in superficie, arenaria. La stessa pietra affiorata dalla terra è servita ad alzare le case e perfino la Chiesa di S. Maria della Castellaretta.”

ACQUA

“Durante e dopo ogni pioggia l’acqua fugge sui solchi che attraversano i campi a sghimbescio, tracciati con maestria come guidati da un righello, intersecandosi secondo le inclinazioni della terra. L’acqua così non ristagna, non dilava, non tracima, ma va a finire, allegra, nel fosso in fondo, dove termina il mondo.”

ARIA

“Mario guarda il cielo, corrucciato anch’esso. Vede la nuvola nera che avanza, gonfia, pronta ad aprirsi percuotendo l’innocenza. La vigna trema. Poi i rumori si allontanano; l’aria si addolcisce; la nuvola nera scollina e rotola verso la valle.”

PAROLE

“Chiuso nell’involucro della reticenza, peccato e insieme virtù, il vignaiolo della Salmàgina delega ogni messaggio all’eloquenza del suo vino. Ma é poco loquace anch’esso e lontano dall’alterigia delle esibizioni. Anzi.”